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giurisprudenza

Denuncia per falsa perizia, assoluzione, calunnia, risarcimento

La denuncia di un reato perseguibile d’ufficio (nella specie: delitto di falsa perizia, ex articolo 373
del c.p. in relazione all’articolo 64, comma 1 del c.p.c.) non è fonte di responsabilità per danni a
carico del denunciante, ai sensi dell’articolo 2043 del c.c., anche in caso di proscioglimento o di
assoluzione dell’imputato, se non quando essa possa considerarsi calunniosa. (Nella specie il
giudice del merito pur avendo escluso la calunnia, la cui ipotesi di reato era stata archiviata dal
giudice penale, aveva raffigurato nei fatti esposti l’ipotesi criminosa della diffamazione, con
l’aggravante di avere attribuito al consulente tecnico un atto determinato, atteso che nella
denuncia si affermava che non solo la consulenza tecnica era totalmente inattendibile, ma anche
redatta al solo scopo di favorire la controparte. In applicazione del riferito principio la Suprema
corte ha cassato la pronuncia impugnata e, pronunciando nel merito, ha rigettato la domanda di
danni).

Cfr.: Cass. civ. Sez. III, 20/10/2003, n. 15646

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Avvocato penalista. Ordine degli Avvocati di Catania.

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